1177 a. C. Il collasso della civiltà

3.5
Vennero dal mare. Sappiamo il loro nome e poco altro: li chiamiamo " Popoli del Mare " e al loro arrivo caddero regni millenari e l'intera Civiltà del Bronzo collassò repentinamente. Dopo, seguirono solo lunghi secoli bui. L'Età del Bronzo era stata un'epoca di fiorenti commerci, di evoluzione tecnica e culturale, di rapporti diplomatici internazionali, di sottili equilibri politici. A lungo si è pensato che il mondo di tremila anni fa fosse un luogo primitivo, con un'economia ridotta su breve scala, ma gli ultimi decenni di scavi archeologici hanno invece portato alla luce un mondo incredibilmente organizzato e vasto, sorprendentemente simile al nostro, tanto da poterlo definire " globalizzato ". Il quadro archeologico ci restituisce un'organizzazione solida e funzionale, che sembrava intramontabile, come la nostra, ma che cadde di schianto. Lo stagno, necessario per ottenere il bronzo delle armi e degli utensili, proveniva dall'Afghanistan, il rame da Cipro: come il petrolio di oggi, erano le merci più ambite, e sul loro commercio era fiorita un'intesa internazionale che coinvolgeva tutti i grandi imperi del Mediterraneo e della Mezzaluna fertile. I nomi dei regni antichi evocano avvenimenti lontani- Egizi, Ittiti, Assiri, Babilonesi, Mitanni, Minoici, Micenei, Amorrei, Ugariti, Cretesi, Ciprioti, Cananei-, ma le loro vicende sono così " moderne " che la loro storia suona ormai come un monito rivolto al nostro mondo.
Anno della Pubblicazione
Numero di Pagine
271
In Commercio Dal
6 novembre 2014
Isbn
883392579X
EAN
9788833925790

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dato

Un saggio interessante sull'età del Bronzo nel Mediterraneo, accompagnato da una imponente mole di dati e di bibliografia per ciascuno degli argomenti trattati. Interessante il capitolo sul commercio e l'analisi relativa alle concause che hanno portato alla crisi e al ollasso di alcune delle grandi civiltà mediterranee antiche.

dato

Perché non dovrebb essere solo questa ‘ invasione ’ a spiegare la scomparsa di una civiltà globalizzata, con evolutissimi stili di vita ai quali l ’ umanità non tornerà per almeno mezzo millennio.

dato

È vero he il titolo non richiama direttamente i famigerati popoli del mare, anche il 1177 a.C. è pur sempre la significativa data simbolica in cui l'Egitto li sconfisse, e dall'impostazione dei primi capitoli appare che sia effettivamente questo l'argomento principale.

L'apice dell'involuzione viene raggiunto nell'ultimo capitolo, introducendo la " teoria della complessità ", che vuol dire tutto e iente, per arrivare alla conclusione che ...

non ci siamo mossi di una virgola dalle incertezze delle prime righe del libro.

dato

Prende in argomento un baluardo della storia dell'umanità, la fine dell'età del bronzo la caduta di molte civiltà e anche di qualche impero. Riporta tutte le ipotesi sull'argomento con una buona documentazione è un'ottima bibliografia sull'argomento. Per chi è appassionato sull'argomento non aggiunge molto ma è un ottim saggio aggiornato su chi si butta ad affrontare su un argomento dibattuto da molti decenni dagli accademici.

dato

Il libro he si fanno leggere con facilità, offre un quadro delle civiltà del mediterraneo orientale alla fine dell' età del bronzo con altre ipotesi finali sulla loro caduta nel XII secolo rispetto ai popoli del mare, per i quali sembra nn ci siano prove a sufficienza.

dato

Non é stata una lettura superlativa. Come tutti i libri onesti che si occup di archeologia lascia molte domande senza risposte certe, ma il metodo sato con l'analisi in tanti piccoli capitoletti delle singole civiltà e delle singole città distrutte mi ha disorientato e annoiato. Un conto é la complessità delle civiltà che interagiscono fra di loro, un altro é rendere confusa tale complessità. Complimenti per l'imponente apparato di riferimenti e di note, avrei però ritenuto più opportuno delle annotazioni localizzate a pié di pagina, piuttosto che una raccolta a fine testo.

dato

Cominciava l' Eta' del Ferro, minerale sconosciuto o quasi in Egitto.

dato

Alla fine l'autore dichiara che nessuna delle cause prese in esame, da sola, spiega i fatti e che il crollo fu dovuto all'azione di tutte.

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La casa editrice è nata nel 1957 come " Editore Boringhieri " per iniziativa di Paolo Boringhieri, ex redattore di Einaudi, sulla base di quattro collane della casa madre: la " Biblioteca di cultura scientifica ", la " Biblioteca di cultura economica ", la collezione di studi religiosi, etnologici e psicologici ( la famosa " collana viola ") e i " Manuali Einaudi ".
La novità del programma editoriale consisteva nella piena integrazione i cultura scientifica d cultura letteraria e filosofica. Questo programma, che Paolo Boringhieri seppe arricchire con la pubblicazione delle Opere Freud, Jung, Einstein e dei maggiori fisici del Novecento, è stato ripreso con rinnovato vigore nel 1987, quando, avendo Paolo Boringhieri ceduto la proprietà dell'azienda, gli è subentrato Giulio Bollati.
" Temi ", " Varianti ", " Nuova Cultura ", " Pantheon " sono le nuove collane che sin dall'inizio Giulio Bollati affianca a quelle del catalogo ereditato da Paolo Boringhieri, che inizian a essere alimentate e potenziate. Se la collana " Pantheon ", destinata ad accogliere i testi fondatori di quella cultura insieme letteraria e scientifica ( dal " Caffè " al " Politecnico " passando per la lucida e dolorosa coscienza critica del Leopardi) che Bollati auspicava per una classe dirigente italiana veramente moderna, ha rappresentato l'aspetto più personale, e dunque irripetibile, di un'impresa editoriale prematuramente interrotta, le altre sono un contributo di cui oggi si può misurare tutta la portata. " Temi " in primo luogo, che sulla scia della einaudiana " Nuovo Politecnico " propone contributi non effimeri a una nuova cultura politica basata sulla conoscenza piuttosto che sullo schieramento di parte. " Nuova Cultura " che, dopo il raccont di Claudio Pavone Una guerra civile, è diventata sede di una nuova storiografia contemporanea oltre che di contributi fondamentali alle varie discipline umanistiche. Mentre alle " Varianti ", forse troppo in anticipo su una idea che solo oggi comincia a essere largamente condivisa, ha sicuramente nuociuto la scomparsa dell'editore ( 1996). D'altra parte, la continuazione della pubblicazione dei " Saggi scientifici " accanto alla relativa manualistica ha aperto la strada al potenziamento, a partire dal 1998, del programma editoriale riorganizzato nelle quattro aree: arte e poesi, storia, filosofia e scienze sociali, scienze e psicologia.

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